Articolo pubblicato su "ERODOTO 108" in occasione di FOTOGRAFIA EUROPEA 2017

Elena Marsico e i mezzi busti dei commercianti di via Roma
Le silhouette a mezzo busto troneggiano alla cassa di un fruttivendolo e di una pasticceria; presiedono allo scaffale dei liquori in un bar; dialogano con il proprio alter ego umano davanti a Ganesha dalla testa d'elefante o a quella che sembra la foto di un matrimonio. Ora esposte nella mostra "Sguardi" alla Scuola di Comics, le opere di Elena Marsico troveranno poi una collocazione permanente in via Roma. Questa artista della carta giapponese, tecnica di incollatura più raffinata e definita rispetto alla cartapesta, è stata ospite del quartiere al quale lascia come patrimonio artistico collettivo questa bella serie di riproduzioni artistiche dei volti dei commercianti. La cosa che colpisce di più a prima vista è lo spessore dei mezzi busti. L'imprinting settecentesco della silhouette, sottile come un foglio di carta, lieve e un po' frivola come un profilo del povero Mozart sui cioccolatini (di tutto si aspettava fuorché diventare l'emblema di diverse marche dolciarie), sparisce totalmente nella corporeità massiccia, solida, nella presenza imperiosa delle sagome della Marsico. Sono sicuramente leggere perché è carta, ma non mancano di corpo: lo spessore di diversi centimetri e il taglio definito dei ritratti, con forti contrasti e profili neri, le accomuna più alla pietra o al legno che alla carta. Questo ci dice qualcosa dell'arte della Marsico che è propriamente un ritorno alla materia. Nel suo sito (http://www.cartapazza.it/) Elena ci racconta del passato di musicista e del suo avvicinarsi progressivo alle arti visive/tattili, dagli arazzi alla pittura, fino alla carta giapponese. Forse fosse stato un oboe o le percussioni, il contatto diretto con la fisicità del fiato e del contatto le avrebbe dato più soddisfazione; ma l'impalpabilità dello strumento a pizzico probabilmente non colmava l'esigenza di toccare, modellare, materializzare un'idea. Così è arrivata la carta giapponese, che oltre a essere solida una volta incollata è pure precisa, foglio su foglio. Perché è anche di precisione che le sue creazioni ci parlano, di una ricerca di ordine e geometria, di linee pure nel caos del reale. Un'altra esperienza che Elena Marsico ci presenta come fondamentale è quella del suo laboratorio con i disabili psichici. Intere correnti dell'arte del Novecento hanno tratto ispirazione dall'incontro con il segno irregolare, con l'ispirazione brut che accomuna la prima infanzia e il disagio mentale (ma non va più di moda dirlo, ora che ogni improbabile scarabocchio prodotto a quattro anni viene riprodotto, plastificato e celebrato come se fosse un'opera d'arte consapevole). Qui però non è tanto il "primitivo" ad agire ma il bisogno di dare forma. L'immaginazione sfrenata può ben esprimersi nell'action painting o in altre forme immediate, ma la carta giapponese richiede tempo e pazienza. Ogni fantasma, anche il più perturbante, deve venire a patti con le regole degli strati e le proprietà fisiche della colla: concentrandosi in linee eleganti e dense, in profili netti e nel peso di una materia leggera ma presente. La carta è pazza? Probabilmente è invece molto più ragionevole di tutti noi. O meglio ci aiuta a trasformare l'incomunicabile in razionale, il bello (che non serve a niente perché ognuno ha il suo) in un oggetto che si impone e ci costringe ad ascoltarlo.
MARCELLA FAVA, 29 anni, di Reggio Emilia, è una fotografa a cui piacciono la musica celtica, la cioccolata, le bistecche con purè, le serie tv, i film fantasy, i tatuaggi e viaggiare tantissimo. Lavora come fotografa a Reggio Emilia dove insieme al suo socio, Simone Chierici, videomaker, ha aperto The Rainy Island Studio.
LUANA SALVARANI, reggiana, 44 anni, ex-filologa, ex-insegnante ed ex-musicista praticante, per ora storica dell'educazione, ove ha trovato il modo di gabellare la sua fissazione per il western per una cosa seria. In attesa del prossimo prefisso ex-, nuota, non beve alcolici e va a letto presto.

 

 

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